A prima vista, un romanzo è qualcosa di complesso, inscindibile e “magico” agli occhi di chi non è avvezzo a scrivere.  La realtà è ben diversa, infatti un testo è composto sempre dai medesimi elementi che si concatenano e si relazionano fra loro seguendo determinati ritmi e regole. Una volta compresi e collocati correttamente, questi nodi sono la base per chiunque desideri mettere per iscritto una storia, breve o lunga che sia.

Vediamo quali sono e come si collegano l’un l’altro.

I driver di trama

Le cose complicate si comprendono meglio quando si scompongono in porzioni più semplici. È uno stratagemma sempre valido, anche nel caso di un romanzo, una storia, una saga o un semplice racconto. Al centro di tutto c’è la storia che vogliamo raccontare, che necessita quindi di una trama. Tale trama deve svilupparsi da un punto d’inizio fino a una conclusione degna, coinvolgendo personaggi, antagonisti, vicende, avventure, amori e dolori di ogni tipo.

Dato che il concetto di trama si rifà alla tessitura, facciamo un gioco: immaginiamoci una storia come se fosse una corda. Non importa quanto sia lunga, ogni corda ha sempre:

  • Un inizio
  • Una fine

Bene, una storia allo stesso modo ha sempre un inizio e una fine, che determinano i confini della trama: sono i nostri due nodi che tengono insieme la treccia di fili. Ora immaginiamo di fare altri nodi qua e là nella corda, in vari punti di essa. Potrebbe esserci un nodo a metà, uno poco dopo l’inizio, uno poco prima della fine, eccetera. Questi nodi intermedi fra l’inizio e la fine sono dei momenti di trama della nostra storia che sono importanti e che segnano un passaggio della trama che è fondamentale affinché la storia “stia in piedi”. Una corda con dei nodi ben posizionati diventa più forte, così allo stesso modo, una trama ben strutturata diventa impenetrabile a critiche ed errori.

Questi nodi intermedi io li chiamo Driver di Trama.

Esempio di driver

Il termine “driver” è di derivazione informatica: si tratta di un codice che serve a muovere, a pilotare l’hardware di un dispositivo. Nel caso di un libro, il driver è ciò che pilota la trama facendola avanzareÈ importante che sia chiaro questo concetto. I driver di trama sono situazioni, eventi, azioni e “cose che succedono” nel corso della storia, che sono stati posizionati dallo scrittore in un certo momento affinché la trama stessa prosegua.

Facciamo un esempio pratico.

Abbiamo l’inizio di una storia – una bambina deve attraversare un bosco – e la fine della stessa – ella arriva sana e salva dalla nonna. Questi sono i nostri due nodi apicali della corda. Ora facciamo altri nodi intermedi.

La bambina si perde e trova rifugio notturno sotto un albero – primo nodo

L’albero è vivo e parlante, e confida alla bambina che è pericoloso passare da un certo sentiero – secondo nodo

La bambina imbocca lo stesso quel sentiero non sicuro – terzo nodo

Arriva un lupo – quarto nodo

E così via, fino a completare i vari passaggi che condurranno la nostra bambina dalla cara nonna.

Ognuno di questi passaggi, quelli che appunto io chiamo driver di trama, sono delle situazioni ben chiare che devono accadere affinché la storia prosegua: sono azioni della protagonista, decisioni, azioni esterne (arriva un lupo), personaggi nuovi che irrompono nella scena (l’albero), e così via. Senza i driver, la trama semplicemente non va avanti.

Dobbiamo quindi imparare sin da subito a comprendere quali sono i driver che ci servono per far progredire la storia che abbiamo in mente, ed è molto importante che tali driver siano chiari, ben pensati, ragionevoli e funzionali. È assai consigliabile che siano preparati a tavolino prima di scrivere l’intera storia, perché senza avere la certezza di cosa servirà per portare avanti la trama, è molto difficile concludere un progetto narrativo.

Driver maggiori e minori

Lo scrittore esperto può anche inventarsi i driver strada facendo, non è obbligatorio che siano tutti pensati all’inizio: magari è funzionale ideare quelli che io chiamo driver maggiori, cioè quegli eventi che devono per forza accadere in un certo modo, e non ci sono alternative ad essi. Invece, si possono inventare in corso d’opera i cosiddetti driver minori, cioè quelle situazioni estemporanee che servono per motivare certi sviluppi della trama, ma che potrebbero in realtà andare in molti modi diversi, ottenendo lo stesso risultato.

Due mele posizionate accanto

 

Ad esempio, prendiamo la storia della bambina. È ovvio che l’arrivo del lupo, conseguentemente alla sua scelta sbagliata di imboccare un certo sentiero, sia un driver maggiore: senza l’arrivo del lupo non c’è l’antagonista! Deve per forza arrivare questo maledetto lupo. Allora è importante che sia già deciso quando e come, così da avere le idee chiare su cosa scrivere e su come giungere a quello specifico momento della storia. Al contrario, il fatto che lei riceva il consiglio (che poi lei ignorerà) da un albero, invece che ad esempio da un animale parlante o da un fiore intelligente, non è così determinante ai fini della trama complessiva. A noi interessa che la bambina si perda: il come, è arbitrario. La scoperta che l’albero parla è quindi un driver minore: avremmo potuto immaginare una donnola parlante, e l’effetto finale sarebbe stato similare.

Chiaro che se l’albero fosse un personaggio che poi ritorna nella trama, la situazione cambia: siamo di fronte non più a un evento unico e passeggero, bensì alla presentazione di un personaggio, e in questo caso si tratta di un driver maggiore! Dobbiamo sapere, prima ancora di scrivere la storia, quali saranno i suoi protagonisti: solo gli scrittori davvero esperti riescono a inventare personaggi funzionali in corso d’opera che non sembrino posticci, incollati in trama solo per necessità e poco interessanti.

Abbiamo quindi trovato dei nodi che intervallano la nostra fantomatica corda, e questi nodi funzionali alla trama sono i driver maggiori e minori. Ora dobbiamo concatenarli in modo da avere una traccia da seguire mentre lavoriamo, come un qualche schema o delle idee di fondo.

Timeline

Lo strumento più utile per capire a che punto è una trama che abbiamo in mente, è la Timeline. Si costruisce mettendo in fila i driver di cui abbiamo parlato in precedenza, aprendola con l’inizio e chiudendola con la fine che abbiamo in testa – partire dalla fine è importantissimo.

Può essere creata in molti modi diversi: a mano su un foglio, a elenco sul vostro programma di scrittura, oppure tramite programmi appositi come Xmind, che è quello che uso io da anni e che è fantastico anche per creare le mappe mentali.

Una volta impostati i driver maggiori e minori, abbiamo di fronte a noi una sorta di riassunto schematico della trama, con tutti gli eventi necessari affinché essa vada avanti e prosegua fino alla sua naturale conclusione.

Timeline per un romanzo prodotta con Xmind

Se la timeline non è completa, significa che non abbiamo ancora chiara la trama, e questo è un problema. È davvero fondamentale che l’ossatura di una storia sia definita sin dall’inizio. Non parlo di ambientazione, di caratteristiche dei personaggi, di scenari eccetera: parlo proprio dei nodi, dei driver che servono per dar vita alla trama. Tutto il resto è pressoché ininfluente, ai fini di creare una buona storia.

È possibile inventarsi un intero mondo fantascientifico in corso d’opera, scoprendolo pian piano mentre si scrive, ma l’importante è che l’ossatura della trama sia subito definita e chiara, questo perché lo scrittore deve sapere dove andare a parare con il lavoro, deve avere tutte le diramazioni già decise così da affrontare il testo nel modo più efficace. Se non si conoscono i driver in anticipo, il rischio è quello di scrivere una storia incoerente, non appassionante e piena di buchi.

Fanno eccezione i driver minori, che possono essere inventati in corso d’opera – ma questo vale per scrittori già maturi. I driver maggiori invece devono essere decisi in anticipo.

Ora che abbiamo definito la nostra timeline, non ci resta altro da fare che scrivere. Ma come riempiamo i vuoti che ci sono fra i vari driver?

I contenitori narrativi

Una storia è ricca di momenti, descrizioni e dialoghi, pensieri e azioni. Verrebbe da pensare che, una volta schematizzata la trama con i driver, l’operazione di sintesi si fermi qui: ora lo scrittore dovrà in qualche modo compiere la magia e riempire i vuoti. Ma non è propriamente così. Un testo narrativo si può ancora scomporre in elementi, che io chiamo contenitori narrativi, che si riassumono in tre categorie:

  • Riempimenti
  • Consolidamenti
  • Anticipazioni

Questi “contenitori” di testo riassumono tutto ciò che è appunto contenuto in una storia di tipo convenzionale – escludo quindi quei libri volutamente non lineari, sperimentali e avanguardistici che esulano da ogni schematizzazione. Ogni contenitore rappresenta una sorta di unità narrativa che contiene dialoghi, azioni e descrizioni. Queste unità sono ciò che compendia i driver e danno lo spessore alla storia che vogliamo narrare.

Due persone sedute al tramonto

Riempimenti

I riempimenti sono le parti di una storia dove lo scrittore racconta il contesto e lo arricchisce. Ad esempio, nei fantasy sono tipicamente quei momenti in cui si spiega come funziona l’ambientazione, dove si danno dettagli dei luoghi o del passato, oppure si narrano gli eventi che fanno da tappeto alla storia in atto. Possono passare attraverso brevi o lunghe descrizioni, tramite dialoghi o attraverso momenti di pensiero dei protagonisti.

Quando si necessita di introdurre dei temi che fanno da sottofondo alla trama principale, quelli che a volte vengono chiamati in modo dispregiativo “spiegoni”, ci si sta riferendo ai riempimenti.

 

Consolidamenti

I consolidamenti sono i contenitori necessari ogni qualvolta si debbano introdurre e sviluppare dei personaggi e delle relazioni. Come per i riempimenti, essi si esprimono attraverso descrizioni, dialoghi o pensieri. In un momento di consolidamento, lo scrittore può far entrare in scena un personaggio necessario alla trama, può sfruttare certe situazioni per farlo relazionare con il protagonista, oppure può far maturare una relazione amicale o amorosa fra due protagonisti.

Insomma, quando siamo di fronte alla necessità di parlare di personaggi, di come si relazionano con gli altri, come amano e odiano le altre persone o i posti che frequentano, stiamo creando dei consolidamenti.

Un uccellino che mangia briciole di pane

Anticipazioni

Le anticipazioni tendono a essere più rare rispetto ai riempimenti e i consolidamenti, che sono davvero i mattoni fondanti di un testo. Le anticipazioni sono quei momenti in cui lo scrittore inserisce delle situazioni legate alla trama che sono rivolte al lettore, affinché possa intuire o presagire cosa stia per succedere. Il personaggio principale morirà alla fine del libro oppure no? Perderà la propria amata o riusciranno a sposarsi? Il cattivo dove si nasconde?

Queste domande, che il lettore si fa – se il testo è di qualità – possono essere manipolate dallo scrittore inserendo dei momenti (tramite descrizioni, dialoghi o pensieri) che possono aprire lo spiraglio di una risposta al lettore, oppure possono volutamente trarlo in inganno.

Un esempio tipico è quello di un cartellone pubblicitario che il personaggio vede distrattamente durante un tragitto in taxi: sopra c’è una modella meravigliosa, che lui ammira sospirando. Molte pagine dopo, la storia ha portato il protagonista a doversi proprio intrattenere con questa ragazza stupenda, che si scopre essere coprotagonista insieme a lui: lo scrittore l’ha anticipato, sta al lettore cogliere questo barlume di trama che verrà.

Oppure, può essere un’anticipazione che fa presagire un finale negativo, per poi essere negata da un bellissimo finale a sorpresa. Questi momenti sono fondamentali se usati con maestria, e sono tipici di certi generi come il noir, il thriller e il giallo.

Conclusione

Riassumiamo gli elementi descritti finora:

  • Driver maggiori e minori
  • Inizio e Fine, che sono assimilabili ai driver maggiori
  • Riempimenti
  • Consolidamenti
  • Anticipazioni

Schematizzati in questo modo, è molto più semplice imbastire un testo efficace, perché si ha la padronanza del proprio lavoro. Ad esempio, se si deve portare la trama da un driver A a un driver B,  e si decide di aprire un nuovo scenario nella storia che necessita di essere spiegato, allora torna utile fare un bel riempimento.

Ma a quel punto, si cercherà di non farne subito un altro quando la trama va dal driver B al driver C: si potrebbe optare per una fase di consolidamento. E non vogliamo mettercela una gustosa anticipazione durante un driver maggiore a metà romanzo, proprio nel momento culminante della trama?

L’importante, una volta compresi gli elementi, è di saperli incastrare e di saperci giocare, ripetendosi il meno possibile e mirando a ottenere una storia agile, ben strutturata e con tutti i nodi al loro posto.